Considerazioni di fine legislatura

By | dicembre 17, 2017

Considerazioni di fine legislatura

credo che le radici della bassa qualità delle politiche che vengono fatte siano legate ai processi seguiti per realizzarle. Questi processi non fanno emergere competenze e merito e spingono i politici ad occuparsi in modo prevalente di gestione delle catene di potere e (temo tra poco) di raccolta di fondi.

a fronte di bassa qualità dell’operato, non basta purtroppo azzerare i compensi dei politici per migliorare la situazione.

anche per questo non ho votato la legge sulle pensioni dei parlamentari. Per capirci, quella che interviene sui vitalizi dei parlamentari delle legislature precedenti per assimilarle alle pensioni che abbiamo come parlamentari da questa legislatura, con regole analoghe a quelle degli altri lavoratori. (ho partecipato a tutti i voti delle varie parti del provvedimento e degli emendamenti, tranne quello finale).

rispetto alla spesa pensionistica, è un provvedimento con delle implicazioni concrete ma anche di forte carattere simbolico: per capire l’entità del risparmio sull’ammontare delle pensioni pagate annualmente, è come se una famiglia che guadagna 30mila euro l’anno, risparmiasse 7 euro.

non è certo di particolare rilevanza se consideriamo che una qualsiasi decisione del parlamento  può passare inosservata anche se ha un impatto economico 10 volte più grande. 

…e quando un simile intervento, 10 volte più grande, è sbagliato, il danno è enorme.

…e non bisogna dimenticare le spese gestite direttamente dalla amministrazione pubblica, che sono migliaia di volte superiori. Anche qui, errori possono avere effetti enormemente più grandi.

bisogna essere grati ai colleghi del M5S per avere portato in parlamento una percezione diffusa nel paese: il cittadino che ha davanti agli occhi decenni di (bassa) qualità dell’attività di politici e amministratori non può non essere critico. E ancora di più se considera le remunerazioni che hanno avuto!.

abbiamo avuto persone con remunerazioni esagerate rispetto al loro prodotto, se consideriamo che hanno lasciato a noi, a nostri figli e nipoti, un debito pubblico che è oltre 35.000 volte il costo delle loro pensioni.

remunerazioni eccessive per una qualità del lavoro scadente.

per fare sempre un raffronto con il nostro debito pubblico, rapportandolo ad una ipotetica famiglia con 100.000 euro di mutuo, il costo dei politici in attività è 5 euro. (dai comuni, provincie,regioni, fino al parlamento).

sarebbe bello se il problema si risolvesse azzerando il compenso dei politici. Ma non è così. Il problema verrebbe solamente scalfito. Bisogna migliorare l’operato!. (tra l’altro bisogna avere cautela nelle spirali verso il basso, chè si rischia di allontanare per prime le persone più competenti).

sono partito dalle considerazioni sui compensi della politica che è uno dei temi cui le persone sono più sensibili, ma il punto che voglio fare è ce il nocciolo del problema sono le le politiche che facciamo!

occorre che le politiche siano rivolte al futuro e siano fatte da persone competenti perché i danni che politici e amministratori incompetenti possono fare sono decine di migliaia di volte superiori al loro compenso !

nel rapporto tra qualità e costo, un campione che da solo è in grado di prendere per mano una squadra e risolvere una gara, si merita un compenso elevato. Ma in politica, purtroppo, bisogna riconoscere che non è possibile e che il sistema attuale non favorisce né il merito né la competenza.

favorisce la lealtà.

nei partiti competono gruppi di cordate di potere riferite a questo o a quel leader e quindi la caratteristica principale necessaria che il leader richiede alle sue persone, è l’affidabilità.

quella è la metrica di “merito” più importante. A partire dalle votazioni all’interno dei partiti e fino a comuni, regioni, parlamento, commissioni, ecc..

un leader non è un tuttologo e non può sapere tutto al meglio. Se una delle sue persone, più esperte di lui su un argomento, sostenesse una posizione diversa nel merito di una policy, apparirebbe al leader come una critica ed il segnale di un non allineamento che può incrinare la fiducia. Allora meglio non dissentire, se si tiene alla propria carriera futura.

la complessità del mondo è talmente grande che non bastano un pugno di persone per conoscere adeguatamente le coste per poter prendere le decisioni migliori.

ma un leader non riesce ad avere approfondimenti con un gruppo numeroso e quindi  si limita ad un “inner circle” che però non può bastare per avere tutte le competenze necessarie.

questo è un primo problema strutturale.

nel sistema attuale c’è un altro aspetto negativo, oltre al fatto che le competenze non emergono: il tempo del leader (e dei suoi collaboratori) è necessariamente impiegato in misura rilevante a gestire le cordate di potere per assicurare la propria continuità.

lo spirito di servizio e di contributo alla cosa pubblica, che animano chi fa politica fin dai suoi primi passi, finisce così per essere secondario rispetto alla gestione del potere. Ho conosciuto centinaia di colleghi e funzionari in questi anni e solo in rarissimi casi posso dire di non avere ravvisato quello spirito di servizio. Che però, ahimè, per le regole del gioco, tende a divenire secondario.

per migliorare l’azione politica, le domande fondamentali che dovremmo fare ai nostri leader sono:
– come fare per promuovere il merito e migliorare le competenze di una grande squadra ?
– e come assicurare che l’attività prevalente sia il bene pubblico e non la gestione del potere ?

se non si risolvono questi due problemi, è inutile anche pensare a compensi più alti per attrarre eccellenze come si fa nelle aziende o nello sport. Non ci sono le condizioni per poterle valorizzare in modo opportuno.

anche i regolamenti parlamentari, che disciplinano il modo con cui le norme si formano, sono uno specchio – inefficiente – di questi due problemi.

è per questo che bisogna che partiti e movimenti politici innovino il loro funzionamento interno, se si vuole che emergano le persone di qualità e che leader e collaboratori non siano fuorviati dalla gestione delle cordate di potere.

non è un fatto nuovo.

la spirale di corsi e ricorsi storici ci ha portato da democrazia a leaderismo ad autoritarismo per poi tornare a rivalutare la democrazia.

ed affezionati come siamo alla democrazia (che non deve essere (etero)diretta, ovvero governata dall’esterno del movimento/partito, sennò non è democrazia), dovremmo riconoscere questo problema e pensare ad una innovazione del funzionamento interno dei partiti.

ho paura degli effetti della etero direzione di partiti e movimenti. Negli USA gli esponenti politici raccolgono i soldi necessari alle loro attività da sponsor privati che finiscono così, volenti o nolenti, per condizionare la libertà e l’indipendenza di giudizio dei politici che finanziano.

inoltre, oltre a gestire le cordate di potere, una ulteriore grande parte del tempo del politico è rivolta all’attività di raccolta fondi.

la tecnologia, internet, assume ed assumerà un ruolo fondamentale per ridurre i costi operativi dei politici anche da noi, dato che abbiamo eliminato i contributi pubblici alla politica.

per mitigare l’eterodirezione dei politici, sia in ragione dei finanziamenti erogati che tramite il controllo degli algoritmi dei sistemi usati, saranno probabilmente necessarie norme specifiche.

una cosa è certa, per uscire dalla spirale di corsi e ricorsi storici, occorre una innovazione nelle istituzioni che ci rappresentano.

dal funzionamento interno di movimenti e partiti, fino ai regolamenti parlamentari.

sennò, temo, si continuerà a cambiere tutto, non cambiando nulla.

Source: Stefano Quintarelli – Svolta digitale

13 thoughts on “Considerazioni di fine legislatura

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