Calenda: “Serve una grande mobilitazione contro chi minaccia l’Italia in Europa”

By | maggio 17, 2018

Calenda: “Serve una grande mobilitazione contro chi minaccia l’Italia in Europa”
Carlo Calenda tv

«Sono esterrefatto e molto preoccupato», dice il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda.
 
«Il Pd dovrebbe immediatamente smetterla di parlare di renziani e antirenziani,.. Dovremmo cancellare l’assemblea nazionale, dovremmo evitare altri dibattiti ombelicali, e organizzare subito una mobilitazione delle forze sociali del paese per difendere la collocazione europea dell’Italia. Qui siamo oltre la differenza tra programmi politici. Lega e M5S sono usciti allo scoperto con un programma che nega alla radice la collocazione internazionale dell’Italia, un progetto che stravolge il funzionamento delle istituzioni democratiche. Stiamo parlando della storia e dei valori del nostro paese. Per questo dico che dobbiamo farci forza attiva per mobilitare i partiti, anche gli altri, e poi le forze economiche, produttive e sindacali. L’argine a questa deriva pericolosissima deve arrivare dall’interno del paese, non da fuori. Dobbiamo reagire noi. Adesso».
 

Reagire come?

 
«Bisogna che qualcuno batta un colpo. Non è possibile che alle 18 del giorno dopo, passate quasi ventiquattro ore dall’aver letto la bozza del famigerato contratto di governo, ancora la Confindustria non abbia detto mezza parola».
 

Forse aspettano di vedere il testo definitivo.

 
«Certo. Ma già quella bozza, andatevela a leggere, dimostra che loro hanno un’idea per così dire fragile della nostra collocazione in Europa. Quel testo dimostra che loro sono disposti a uno scontro frontale con l’Unione Europea e persino a ipotizzare la nostra uscita dalla moneta unica. E inoltre rivela un grado di impreparazione mai visto prima. Da provocare i brividi».
 

Addirittura. Per esempio?

 
«Riescono a dire, contemporaneamente, che bisogna tornare a prima della legge Fornero, che si deve fare il reddito di cittadinanza e la flat tax, e tutto questo con la cancellazione da parte della Bce di 250 miliardi di euro di debiti e la revisione dei trattati europei. Sono delle fesserie incredibili, fuori scala comparativa. E pensano serenamente di poterle dire, mentre vanno al governo del paese, nel silenzio più assoluto della politica e della società civile. Inoltre ci dicono che avremo un presidente del Consiglio meramente ‘esecutore’ e un ‘comitato di conciliazione‘ che è un istituto in nessun modo previsto nel nostro ordinamento. E tutto questo si verifica soltanto dopo l’approvazione, non del presidente della Repubblica, ma del voto elettronico di una piattaforma digitale chiamata Rousseau che è una proprietà privata di un signore che si chiama Casaleggio. Nei fatti Lega e M5S stanno introducendo un cambiamento nel modo in cui funziona il nostro assetto istituzionale, e ci stanno anche proponendo di entrare in conflitto con i nostri partner internazionali. Loro con questo programma si vanno a schiantare».
 

Sono proposte inattuabili?

 
«Sono fesserie lunari. Persino Salvini sa che cambiare i trattati europei è una cosa molto complicata, che richiede tempo, competenze, trattative difficili. Guardi, loro stanno solo creando le premesse per far esplodere un casus belli che li porti a confliggere con l’Unione europea. Ho il fondato sospetto che non abbiano nemmeno intenzione di governare, ma soltanto di fare a cazzotti con l’Europa, creare un po’ di consenso e tornare a votare».
 

Ovvero?

 
«Spostano il fuoco dell’attenzione da ‘cosa è necessario fare in Italia’ a ‘è l’Europa che non ci fa lavorare’. Ma quando uno vuole governare non fa così. Quando ovviamente non riusciranno, diranno: ‘Le cose non le possiamo fare perché non ci fanno cambiare i trattati’. E su questo torneranno alle urne in una campagna elettorale durante la quale daranno la colpa del loro fallimento all’Europa, Nel frattempo però non si sarà fatto niente di utile».
 

Per esempio?

 
«Ci sono le enormi crisi industriali da gestire, come l’Ilva. C’è il reddito d’inclusione, ci sono da discutere i nuovi assetti europei che riguardano il bilancio comune…».
 

Il mercato, con lo spread, punisce le politiche bislacche. Quindi non è detto che le facciano.

 
«Guardi, lo spread è già salito con le prime pillole del loro programma. Bisogna stare molto, molto attenti. Per questo dico che il Pd, anziché discutere del congresso e delle primarie, deve capire che siamo di fronte a una situazione emergenziale».
 

Il programma sarà irrealizzabile, ma Di Maio e Salvini dicono che si può fare. Ci credono. E hanno ricevuto molti voti.

 
«Se pensano che Draghi annulli 250 miliardi di debito, che l’Unione cambi i trattati… non dico che bisogna leggere dei libri, ma basta leggere ogni tanto un giornale per capire che queste cose non si possono fare. Io sono convinto che persino Di Maio sappia che sono fesserie. Fesserie pericolose».
 

Quindi il Pd deve mobilitarsi.

 
«E non solo il Pd. Ho l’impressione che ci sia la tendenza a trattare questi signori come dei simpatici dilettanti. Come se non si preparassero invece a governare un grande paese del G7 con molte fragilità, un paese con un debito enorme, debilitato dalla crisi, e in una posizione geografica di confine dell’Europa. L’Italia non è un paese pronto per un altro choc come quello del 2008-2011. Abbiamo già perso un quarto della nostra base manifatturiera e ci stiamo appena riprendendo. Se avremo un governo che torna indietro, se non saremo in grado di esprimere una visione razionale di come cambiare l’Europa, allora l’Italia è a rischio. E bisogna dirlo».
 

La Lega però non è un partito di matti. Governa e ha governato bene la Lombardia e il Veneto. Le regioni più ricche.

 
«Ma qui non si sta proponendo Roberto Maroni o Luca Zaia, che hanno valori diversi dai miei ma hanno governato regioni con una strutturale tenuta del sistema economico. Qui c’è una Lega diversa da quella storica e di governo. Qui siamo davanti a persone che hanno fatto una campagna elettorale totalmente diversa dal profilo che dovrebbe avere una forza di governo».
 

Anche Tsipras era partito così in Grecia. Poi ha cambiato, ha sbattuto contro la realtà.

 
«Ma la Troika non è certamente una soluzione. L’alt non lo devono dare né l’Europa né i mercati. Ci deve essere una reazione dall’interno del paese. Dove sono i movimenti sociali, culturali ed economici d’Italia? Se non si muovono vuol dire che non abbiamo anticorpi».
 

E il Pd?

 
«Ci spero. Tocca a Martina, che è il segretario reggente».

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Source: Partito Democratico

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