La mozione Pd sui cambiamenti climatici

By | marzo 14, 2019

La mozione Pd sui cambiamenti climatici

Il Senato,
Premesso che,
il 15 marzo 2019, i giovani e gli studenti di tutto il mondo faranno sentire la loro voce per chiedere ai rispettivi Capi di Stato un impegno più forte contro i cambiamenti climatici. Punto di riferimento dell’iniziativa sono le parole espresse, in più occasioni, dalla giovane studentessa svedese Greta Thunberg;
il Pianeta si trova di fronte a profondi mutamenti climatici e in assenza di azioni concrete per invertire tale percorso entro pochi anni potremmo trovarci di fronte ad un punto di non ritorno. Il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), ha ripetutamente illustrato la situazione e lanciato l’allarme sugli effetti irreversibili dei cambiamenti climatici, invitando gli Stati ad assumere decisioni urgenti;
secondo l’IPCC vi è una stretta relazione tra l’attività umana e il cambiamento climatico. Con il ritmo attuale, entro il 2030 la temperatura media globale rischia di aumentare di 1,5 C°. Tale incremento della temperatura globale produrrebbe lo scioglimento del permafrost, l’innalzamento dei mari con la scomparsa di vaste zone costiere, la propagazione di malattie infettive, l’insorgere di nuove patologie, nonché danni ecosistemici per foreste e zone umide, il propagarsi della desertificazione e la riduzione dell’acqua potabile a disposizione. La risposta deve essere immediata e non può transigere dalla necessità di ridurre progressivamente le emissioni di gas serra;
Considerato che,
alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 Paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. L’accordo ha definito un piano d’azione globale per non superare l’aumento medio della temperatura di 1,5 °C e ha fissato l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C;
la Conferenza sul clima di Katowice (COP24) del dicembre 2018 ha segnato risultati non del tutto positivi. Da una parte, fra gli esiti positivi, si segnala l’adozione del Rulebook. Di contro non sono stati concordati impegni sull’adozione di un quadro normativo condiviso in grado di dare piena attuazione all’Accordo di Parigi. La prossima Conferenza sul clima convocata dall’Onu si svolgerà a New York il prossimo settembre 2019;
un passaggio importante per la lotta al cambiamento climatico globale sarà, in ambito UE, l’approvazione, nella versione definitiva, entro dicembre 2019 del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNEC). Il Piano introduce, tra le tante misure, nuovi obiettivi vincolanti a livello UE, tra cui il miglioramento almeno al 32,5% dell’efficienza energetica, la previsione di una quota minima pari almeno al 32% di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030. Sono altresì previste clausole di revisione al rialzo entro il 2023 tali da prefigurare la possibilità di ripristinare le percentuali 35/35/12 approvate a gennaio 2018 dal Parlamento Europeo prima della concertazione successiva;
in una risoluzione legislativa separata il Parlamento UE ha disposto che nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’UE. Il documento, come prevede il Regolamento 2018/1999/UE sulla Governance dell’Unione dell’Energia, sarà oggetto in questi mesi di una larga discussione a Bruxelles a fronte delle proposte di Piano inviate dagli Stati
membri. L’Italia in quella occasione avrà la possibilità di aggiornare e perfezionare target ed obbiettivi per renderli uniformi a quelli previsti dal Piano approvato dal Parlamento Europeo;
l’Italia può assumere, per quanto di competenza sul proprio territorio, e a livello europeo un significativo ruolo di stimolo e di guida;
l’approdo delle varie iniziative in campo è quello di dimezzare le emissioni globali di CO2 entro il 2030 e di azzerarle al 2050. Accanto a questo prevedere il raggiungimento della neutralità carbonica in forma graduale ma incalzante. Le misure per mitigare la crisi climatica, benché drastiche e impegnative, sono tecnicamente fattibili ed economicamente gestibili;
Rilevato che,
per quanto riguarda il nostro Paese cogliere la centralità della crisi climatica significa innanzitutto accelerare la transizione energetica verso l’utilizzo di fonti rinnovabili e l’efficienza energetica con un graduale superamento dei combustibili fossili. Occorre con slancio proseguire il processo di decarbonizzazione che richiede interventi impegnativi, sostenuti con misure di carbon tax progressiva da coniugare a meccanismi di compensazione e tutela sia della competitività (la border tax) che della sostenibilità sociale, e con una graduale riallocazione dei “sussidi” esistenti dannosi per l’ambiente e per i territori;
al contempo, appare necessario ed urgente avviare un piano di adattamento al cambiamento climatico che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti dalle frane e dalle alluvioni. Il dissesto idrogeologico va affrontato con una gestione del territorio che tenga conto del nuovo contesto climatico in modo tale che rischi e danni possano essere prevenuti e mitigati. In questo contesto particolare attenzione deve essere riservata ai temi della rigenerazione urbana e a norme più incisive sul consumo del suolo nonché a tutti gli interventi, in una logica infrastrutturale, di ripristino degli habitat e delle reti idrografiche;
la gestione dell’acqua, in ragione delle sempre più frequenti precipitazioni alluvionali e delle perduranti fasi di siccità, deve poter contare su una legislazione puntuale che riaffermando la natura pubblica del bene idrico consenta economie di scala, assicuri qualità omogenea e garantisca sicurezza degli approvvigionamenti. Le tariffe dovranno essere modulate come corrispettivo del servizio e dovranno prevedere una tariffa sociale per dare agevolazioni a determinate fasce di reddito e a nuclei familiari numerosi, e una tariffa che incentivi il risparmio idrico. Una grande opera pubblica sarà quella di riparare e rinnovare le reti idriche;
Tenuto conto che,
la green economy è la leva per promuovere questo cambiamento. La green economy non è un settore dell’economia. Significa innovazione ecologica in tutti i settori industriali, nei servizi, nell’agricoltura. È l’uso efficiente non solo dell’energia ma anche della materia. È l’idea di uno sviluppo a misura d’uomo. È l’Italia che dà il meglio di sé quando intreccia l’economia con l’ambiente, l’innovazione con la tradizione. Deve crescere la riqualificazione edilizia, e ridursi il consumo di suolo. Devono crescere le energie rinnovabili, e ridursi l’utilizzo dei combustibili fossili. Deve crescere il trasporto sui mezzi pubblici, e ridursi la congestione delle città;
l’economia circolare è un pilastro fondamentale della green economy. Serve una strategia nazionale e un piano di azione che, anche attraverso adeguate politiche industriali e fiscali, acceleri
la transizione verso un modello di economia circolare basato sul risparmio e sull’uso efficiente delle materie prime e dell’energia, oltre che su una corretta gestione del ciclo dei rifiuti.
Impegna il Governo
ad adottare, con urgenza, interventi che consentano concretamente al nostro Paese la riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera in linea con gli obiettivi fissati e sottoscritti a livello internazionale;
ad adottare, in particolare, misure:
1) che sostengano un forte rilancio delle politiche energetico ambientali, dando priorità a quelle per l’efficienza energetica, come previsto dal principio “efficiency first” che sta alla base del clean energy package dell’UE;
2) che attribuiscano un ruolo importante alla promozione delle energie rinnovabili con priorità su quelle che incidono su consumi termici e trasporti;
3) che favoriscano la rigenerazione urbana ed energetica degli edifici e che contrastino il consumo di suolo;
4) che riducano sensibilmente, fino ad azzerarli, gli incentivi ai combustibili fossili e i sussidi per attività non sostenibili economicamente e ambientalmente;
5) che promuovano il riuso, il ripristino e la messa in sicurezza delle infrastrutture e dei territori;
6) che favoriscano la riduzione dei consumi di benzina e gasolio attraverso soluzioni alternative di trasporto pubblico e privato;
a promuovere e rafforzare con adeguate e coerenti azioni e misure le strategie per la green economy e la transizione verso un’economia circolare.
FERRAZZI , FEDELI , MARCUCCI , BONINO, UNTERBERGER, MESSINA Assuntela , MIRABELLI , SUDANO , IORI , MALPEZZI , RAMPI , VERDUCCI , STEFANO , VALENTE , FERRARI , COLLINA , BINI , CIRINNA’ , ALFIERI , ASTORRE , BELLANOVA , BITI , BOLDRINI , BONIFAZI , CERNO , COMINCINI , CUCCA , D’ALFONSO , D’ARIENZO , FARAONE , GARAVINI , GIACOBBE , GINETTI , GRIMANI , LAUS , MAGORNO , MANCA , MARGIOTTA , MARINO , MISIANI , NANNICINI , PARENTE , PARRINI , PATRIARCA , PINOTTI , PITTELLA , RENZI , RICHETTI , ROJC , ROSSOMANDO , SBROLLINI , TARICCO , VATTUONE , ZANDA, LANIECE, BRESSA

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Source: Senatori PD

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